Strano da dirsi, ma ho letto un giallo. Un genere totalmente nuovo per me e che - sinceramente - all'inizio non mi affascinava. Sbagliavo. "In difesa di Jacob" è un libro avvincente e coinvolgente, già dopo il primo capitolo si è nel pieno della vicenda, desiderosi di conoscere e comprendere di più.
In un quartiere benestante in cui tutto è all'apparenza preciso e perfetto viene ucciso un ragazzo, trovato morto nel parco da un'appassionata di jogging. Gli investigatori non hanno alcun indizio e nessuna prova, iniziano le indagini seguendo il proprio istinto. Tra questi c'è anche il vice procuratore distrettuale - Andy Barber - che si trova così a dover interrogare i ragazzi che frequentano la scuola della vittima, la stessa in cui è iscritto anche Jacob, suo figlio. Un'impronta digitale sporca di sangue viene trovata all'interno della felpa della vittima: è di Jacob Barber. Andy è immediatamente sollevato dall'incarico e la casa perquisita. Ad essere messo sottosopra, però, non è solo l'ordine della loro abitazione, ma anche - e soprattutto - le loro vite. Mentre Andy cerca in ogni modo di difendere il figlio - "Per difenderlo sarei disposto ad andare all'inferno e tornare indietro" - la moglie inizia a ricordare dei particolari di quando Jacob era un bambino, episodi questi che non le danno pace. Il passato - volutamente dimenticato e rinnegato - torna per influenzare il presente, per condizionare gli eventi e controllare anche la genetica.
Storia intrigante, capace di tenere con il fiato sospeso fino alla pagina 540, l'ultima.
Voto: **** su 5

Nessun commento:
Posta un commento