con la testa tra i libri
martedì 21 luglio 2015
martedì 9 dicembre 2014
Fai bei sogni
Massimo Gramellini mi ha stupita positivamente, non avevo mai letto suoi romanzi. Libro che consiglio sicuramente: bello, ricco di spunti per pensare, si legge benissimo, molto interessante scoprire il punto di vista di un bambino e riflettere su come i pensieri e le esperienze dei più piccoli segnino gli adulti che diventeranno.
"Fai bei sogni" è, infatti, la storia di un bambino - e poi di un adulto, l'autore stesso - che ha perso la madre. Le difficoltà affrontate, il senso di vuoto e di spaesamento, la realtà negata e il rifiuto, la difficoltà ad amare e la perdita di se stessi sono raccontate in prima persona, in una lotta incessante contro la solitudine, l'inadeguatezza e il senso di abbandono. Ma il romanzo diventa con lo scorrere delle pagine un libro sulla verità e sulla paura di conoscerla; solo immergendosi nella sofferenza è possibile superarla ed andare oltre i propri limiti per riuscire, finalmente, a vivere.
La particolarità del libro è il colpo di scena finale, quando si capisce che il romanzo è una storia autobiografica. La rivelazione conferisce all'opera la sua pienezza e le permette di esprimere tutte le sfumature dei sentimenti che fino ad allora erano indizi e rumori di sottofondo. Commovente e non banale. Consigliato.
Voto: **** su 5
giovedì 27 novembre 2014
Kafka sulla spiaggia
La trama è un po' troppo fantasiosa: d'accordo che la lettura è un momento di svago e di evasione, ma così è troppo. Finito il libro mi è rimasta una strana sensazione, non mi ha proprio entusiasmato - nonostante un inizio frizzante - e non so come poterlo giudicare.
Un ragazzo di quindici anni scappa di casa per sfuggire ad una maledizione edipica lanciatagli dal padre, uno scultore geniale ma satanico e fissato con i gatti. Nakata, invece, è un vecchio che non sa né leggere né scrivere, ma sa parlare con i gatti, il quale scappa dalla scena di un delitto macabro e sconvolgente. Le strade (letteralmente) di Nakata e di Tamura Kafka sono destinate ad incrociarsi, assieme e quelle di altri personaggi minori, un po' sconclusionati; entrambi fuggono dai numerosi ostacoli che il destino ha in serbo per loro prima di poter realizzare il proprio desiderio.
E', senza ombra di dubbio, un romanzo scorrevole, a tratti intrigante, ma si arriva alla fine con un'unica domanda: "e quindi?". E quindi mai fidarsi dei consigli di lettura degli ex, non è detto che ti conoscano bene e che sappiano i tuoi gusti.
Voto: ** su 5
sabato 15 novembre 2014
Ritorno a casa
Ho trovato questo libriccino nella mia libreria: strano, non l'avevo letto. Non dico che forse sarebbe stato meglio mantenere quella situazione, ma la mia opinione cambia di poco.
Heartland è un luogo unico al mondo, sulle colline della Virginia. Qui la piccola Amy si è trasferita con la madre dopo il grave incidente a cavallo del padre ed hanno iniziato a lavorare tutti i giorni con cavalli feriti, spaventati, abbandonati o in qualche modo traumatizzati, insegnando loro come poter riacquistare fiducia negli uomini. Quando muore anche la madre, Amy si trova a dover affrontare da sola la difficile situazione della fattoria e scopre così di possedere la capacità di ascoltare i cavalli e di rispondere ai loro bisogni.
Nel complesso è una lettura semplice e diretta, la scrittura è scorrevole. Consigliato dai 10 anni in poi.
Voto: * su 5
venerdì 7 novembre 2014
La bastarda di Istanbul
La bastarda di Istanbul è una ventenne intelligente e ribelle, cresciuta in una famiglia di sole donne, con una madre (che chiama zia) molto simile a lei, una gran quantità di zie, una nonna e una bisnonna che non potrebbero essere più diverse tra loro: la mistica zia Banu, chiaroveggente al servizio di Allah; l'ordinata zia Cevriye, insegnante di storia nazionale; la stramba zia Feride (dalla personalità borderline, che cambia colore e acconciatura a seconda dell'umore e la trasgressiva zia Zeliha, custode di un drammatico e violento segreto di famiglia. C'è nonna Gelsum che rimpiange continuamente la presenza dell'unico figlio maschio - emigrato negli Stati Uniti per sfuggire alla morte precoce che colpisce gli uomini Kazanci - e nonna Petit-Ma, la donna che vive in un altro mondo, quello dell'Alzheimer. C'è anche Amy o Armanoush, figlia adottiva di quell'unico figlio maschio Kanzaci, una ragazza armeno-americana che ricerca le proprie origini proprio dove tutto ebbe inizio, a Istanbul. Molte donne e pochissimi uomini, ma soprattutto nessun padre per Asya.
Il romanzo nel complesso è gradevole, i personaggi sono ben delineati e i fili invisibili che tengono unite le due famiglie (i Kazanci e i Tchakmakhchian) sono molto intriganti e coinvolgenti. Il titolo cela un segreto che verrà svelato solo alla fine, con un epilogo duro, quasi spietato, ma pur sempre con una sua logica.
Storia interessante soprattutto nella contrapposizione turco/armena, nella differente visione della storia e degli eventi, troppo ricordati dagli uni e velocemente dimenticati dagli altri.
Il libro è scritto chiaramente con un occhio al pubblico occidentale, ma non è una cartolina di Istanbul. E', piuttosto, un'onesta introduzione alla cultura di un grande Paese e che, coraggiosamente, cerca di affrontare uno dei nodi centrali della questione turca: il silenzio che circonda lo sterminio degli armeni.
Voto: *** su 5
giovedì 30 ottobre 2014
La vita in tempo di pace
Ivo Brandani è un uomo, una persona comune, senza grandi doti particolari, senza un intelletto fuori dal comune, che vive una vita tranquilla fatta da normalissimi alti e bassi, giorni positivi ed esperienze negative, rimpianti (forse) e qualche rimorso ma, essenzialmente, una vita ordinaria: una vita vissuta in tempo di pace. Inizia a parlare in prima persona il 29 maggio 2015, a sessantanove anni, disilluso, arrabbiato e morbosamente attaccato alla sua vita. Lavora ad un progetto segreto e sconcertante per una multinazionale, è un classico "trasfertista", e sta rientrando da un accaldato ed estenuante viaggio in Egitto. Nella sala d'aspetto, in attesa del suo volo, inizia a riflettere e a ripercorrere a ritroso tutta la sua vita: la decadenza degli anni Duemila, i soprusi e le ipocrisie di un Paese travolto dalla burocrazia e dal servilismo, le lotte studentesche degli anni Sessanta, la scoperta dell'amore e del sesso attraverso uno sguardo cinico e piuttosto critico.
Mi sento di definirlo come un'anatomia di una generazione che ha creduto fino in fondo nella politica e lottato per le proprie convinzioni, per poi ritrovarsi - dopo i sessant'anni - con tutti gli ideali (e, purtroppo, non sono quelli) distrutti.
E' un libro che getta uno sguardo illuminante su tutti noi e sulla nostra storia recente, un testo complesso e complicato, amaro e forte allo stesso tempo. Un romanzo che a tratti assume le sembianze di saggio storico/filosofico/sociologico e a tratti risulta essere invece esilarante, doloroso e - soprattutto - rabbioso.
Finita la lettura, l'ho riletto una seconda volta, subito.
Voto: **** su 5.
venerdì 17 ottobre 2014
Inferno
Fin dall'inizio si è al centro dell'azione, situazione questa che rimane fino all'ultima pagina. Come da tradizione per Dan Brown, il finale non arriva proprio alla fine ma almeno una decina di pagine prima. L'aspetto che mi ha (forse più) deluso è, infatti, proprio la conclusione: la storia termina in modo piuttosto ovvio, che non lascia spazio a chissà quali altri dubbi o sconvolgimenti dell'ultimo minuto. Peccato.
Robert Langdon si sveglia in un letto di ospedale, non sa dove si trova, non sa cosa gli è successo e nemmeno da quanto tempo si trova lì. Ancora sedato assiste alla morte di uno dei due medici che lo stavano assistendo mentre la dottoressa, una giovane ragazza bionda, lo aiuta a scappare. Nella mente ha solo immagini mostruose ma nessun ricordo delle ultime giornate. Scopre di trovarsi a Firenze e trova nella tasca interna della sua classica giacca di tweed un oggetto misterioso che rimanda all"Inferno" di Dante Alighieri. Sa che qualcuno - o più di qualcuno - vuole ucciderlo, ma non ne conosce il motivo. Cos'è successo? Nel cercare di ricostruire gli ultimi giorni, scopre di essere accusato di furto e che l'umanità stessa sembra essere davanti ad una precisa data, segnata su un calendario, come un punto di non ritorno.
Dan Brown si conferma un buon intrattenitore, dalla penna semplice ed efficace, anche se - dal mio punto di vista - eccessivamente descrittiva a discapito, invece, della trama. Gli Italiani - e l'Italia stessa - non ci fanno proprio una splendida figura: inetti, caotici, lasciano tutto al caso e che a risolvere un problema sia sempre qualcun'altro, ma soprattutto non si curano dei propri beni (cosa, peraltro fin troppo dolorosamente veritiera). Tuttavia, forse perché saturo di aspettative, ma rivedere Langdon nei panni di uno sbiadito 007 delude un po'.
Voto: *** su 5
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