venerdì 7 novembre 2014

La bastarda di Istanbul


La bastarda di Istanbul è una ventenne intelligente e ribelle, cresciuta in una famiglia di sole donne, con una madre (che chiama zia) molto simile a lei, una gran quantità di zie, una nonna e una bisnonna che non potrebbero essere più diverse tra loro: la mistica zia Banu, chiaroveggente al servizio di Allah; l'ordinata zia Cevriye, insegnante di storia nazionale; la stramba zia Feride (dalla personalità borderline, che cambia colore e acconciatura a seconda dell'umore e la trasgressiva zia Zeliha, custode di un drammatico e violento segreto di famiglia. C'è nonna Gelsum che rimpiange continuamente la presenza dell'unico figlio maschio - emigrato negli Stati Uniti per sfuggire alla morte precoce che colpisce gli uomini Kazanci - e nonna Petit-Ma, la donna che vive in un altro mondo, quello dell'Alzheimer. C'è anche Amy o Armanoush, figlia adottiva di quell'unico figlio maschio Kanzaci, una ragazza armeno-americana che ricerca le proprie origini proprio dove tutto ebbe inizio, a Istanbul. Molte donne e pochissimi uomini, ma soprattutto nessun padre per Asya. 
Il romanzo nel complesso è gradevole, i personaggi sono ben delineati e i fili invisibili che tengono unite le due famiglie (i Kazanci e i Tchakmakhchian) sono molto intriganti e coinvolgenti. Il titolo cela un segreto che verrà svelato solo alla fine, con un epilogo duro, quasi spietato, ma pur sempre con una sua logica. 
Storia interessante soprattutto nella contrapposizione turco/armena, nella differente visione della storia e degli eventi, troppo ricordati dagli uni e velocemente dimenticati dagli altri. 
Il libro è scritto chiaramente con un occhio al pubblico occidentale, ma non è una cartolina di Istanbul. E', piuttosto, un'onesta introduzione alla cultura di un grande Paese e che, coraggiosamente, cerca di affrontare uno dei nodi centrali della questione turca: il silenzio che circonda lo sterminio degli armeni. 

Voto: *** su 5


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