Ivo Brandani è un uomo, una persona comune, senza grandi doti particolari, senza un intelletto fuori dal comune, che vive una vita tranquilla fatta da normalissimi alti e bassi, giorni positivi ed esperienze negative, rimpianti (forse) e qualche rimorso ma, essenzialmente, una vita ordinaria: una vita vissuta in tempo di pace. Inizia a parlare in prima persona il 29 maggio 2015, a sessantanove anni, disilluso, arrabbiato e morbosamente attaccato alla sua vita. Lavora ad un progetto segreto e sconcertante per una multinazionale, è un classico "trasfertista", e sta rientrando da un accaldato ed estenuante viaggio in Egitto. Nella sala d'aspetto, in attesa del suo volo, inizia a riflettere e a ripercorrere a ritroso tutta la sua vita: la decadenza degli anni Duemila, i soprusi e le ipocrisie di un Paese travolto dalla burocrazia e dal servilismo, le lotte studentesche degli anni Sessanta, la scoperta dell'amore e del sesso attraverso uno sguardo cinico e piuttosto critico.
Mi sento di definirlo come un'anatomia di una generazione che ha creduto fino in fondo nella politica e lottato per le proprie convinzioni, per poi ritrovarsi - dopo i sessant'anni - con tutti gli ideali (e, purtroppo, non sono quelli) distrutti.
E' un libro che getta uno sguardo illuminante su tutti noi e sulla nostra storia recente, un testo complesso e complicato, amaro e forte allo stesso tempo. Un romanzo che a tratti assume le sembianze di saggio storico/filosofico/sociologico e a tratti risulta essere invece esilarante, doloroso e - soprattutto - rabbioso.
Finita la lettura, l'ho riletto una seconda volta, subito.
Voto: **** su 5.

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