giovedì 27 novembre 2014

Kafka sulla spiaggia


La trama è un po' troppo fantasiosa: d'accordo che la lettura è un momento di svago e di evasione, ma così è troppo. Finito il libro mi è rimasta una strana sensazione, non mi ha proprio entusiasmato - nonostante un inizio frizzante - e non so come poterlo giudicare. 
Un ragazzo di quindici anni scappa di casa per sfuggire ad una maledizione edipica lanciatagli dal padre, uno scultore geniale ma satanico e fissato con i gatti. Nakata, invece, è un vecchio che non sa né leggere né scrivere, ma sa parlare con i gatti, il quale scappa dalla scena di un delitto macabro e sconvolgente. Le strade (letteralmente) di Nakata e di Tamura Kafka sono destinate ad incrociarsi, assieme e quelle di altri personaggi minori, un po' sconclusionati; entrambi fuggono dai numerosi ostacoli che il destino ha in serbo per loro prima di poter realizzare il proprio desiderio.
E', senza ombra di dubbio, un romanzo scorrevole, a tratti intrigante, ma si arriva alla fine con un'unica domanda: "e quindi?". E quindi mai fidarsi dei consigli di lettura degli ex, non è detto che ti conoscano bene e che sappiano i tuoi gusti.

Voto: ** su 5

sabato 15 novembre 2014

Ritorno a casa



Ho trovato questo libriccino nella mia libreria: strano, non l'avevo letto. Non dico che forse sarebbe stato meglio mantenere quella situazione, ma la mia opinione cambia di poco. 
Heartland è un luogo unico al mondo, sulle colline della Virginia. Qui la piccola Amy si è trasferita con la madre dopo il grave incidente a cavallo del padre ed hanno iniziato a lavorare tutti i giorni con cavalli feriti, spaventati, abbandonati o in qualche modo traumatizzati, insegnando loro come poter riacquistare fiducia negli uomini. Quando muore anche la madre, Amy si trova a dover affrontare da sola la difficile situazione della fattoria e scopre così di possedere la capacità di ascoltare i cavalli e di rispondere ai loro bisogni.
Nel complesso è una lettura semplice e diretta, la scrittura è scorrevole. Consigliato dai 10 anni in poi.

Voto: * su 5




venerdì 7 novembre 2014

La bastarda di Istanbul


La bastarda di Istanbul è una ventenne intelligente e ribelle, cresciuta in una famiglia di sole donne, con una madre (che chiama zia) molto simile a lei, una gran quantità di zie, una nonna e una bisnonna che non potrebbero essere più diverse tra loro: la mistica zia Banu, chiaroveggente al servizio di Allah; l'ordinata zia Cevriye, insegnante di storia nazionale; la stramba zia Feride (dalla personalità borderline, che cambia colore e acconciatura a seconda dell'umore e la trasgressiva zia Zeliha, custode di un drammatico e violento segreto di famiglia. C'è nonna Gelsum che rimpiange continuamente la presenza dell'unico figlio maschio - emigrato negli Stati Uniti per sfuggire alla morte precoce che colpisce gli uomini Kazanci - e nonna Petit-Ma, la donna che vive in un altro mondo, quello dell'Alzheimer. C'è anche Amy o Armanoush, figlia adottiva di quell'unico figlio maschio Kanzaci, una ragazza armeno-americana che ricerca le proprie origini proprio dove tutto ebbe inizio, a Istanbul. Molte donne e pochissimi uomini, ma soprattutto nessun padre per Asya. 
Il romanzo nel complesso è gradevole, i personaggi sono ben delineati e i fili invisibili che tengono unite le due famiglie (i Kazanci e i Tchakmakhchian) sono molto intriganti e coinvolgenti. Il titolo cela un segreto che verrà svelato solo alla fine, con un epilogo duro, quasi spietato, ma pur sempre con una sua logica. 
Storia interessante soprattutto nella contrapposizione turco/armena, nella differente visione della storia e degli eventi, troppo ricordati dagli uni e velocemente dimenticati dagli altri. 
Il libro è scritto chiaramente con un occhio al pubblico occidentale, ma non è una cartolina di Istanbul. E', piuttosto, un'onesta introduzione alla cultura di un grande Paese e che, coraggiosamente, cerca di affrontare uno dei nodi centrali della questione turca: il silenzio che circonda lo sterminio degli armeni. 

Voto: *** su 5