giovedì 30 ottobre 2014

La vita in tempo di pace


Ivo Brandani è un uomo, una persona comune, senza grandi doti particolari, senza un intelletto fuori dal comune, che vive una vita tranquilla fatta da normalissimi alti e bassi, giorni positivi ed esperienze negative, rimpianti (forse) e qualche rimorso ma, essenzialmente, una vita ordinaria: una vita vissuta in tempo di pace. Inizia a parlare in prima persona il 29 maggio 2015, a sessantanove anni, disilluso, arrabbiato e morbosamente attaccato alla sua vita. Lavora ad un progetto segreto e sconcertante per una multinazionale, è un classico "trasfertista", e sta rientrando da un accaldato ed estenuante viaggio in Egitto. Nella sala d'aspetto, in attesa del suo volo, inizia a riflettere e a ripercorrere a ritroso tutta la sua vita: la decadenza degli anni Duemila, i soprusi e le ipocrisie di un Paese travolto dalla burocrazia e dal servilismo, le lotte studentesche degli anni Sessanta, la scoperta dell'amore e del sesso attraverso uno sguardo cinico e piuttosto critico. 
Mi sento di definirlo come un'anatomia di una generazione che ha creduto fino in fondo nella politica e lottato per le proprie convinzioni, per poi ritrovarsi - dopo i sessant'anni - con tutti gli ideali (e, purtroppo, non sono quelli) distrutti. 
E' un libro che getta uno sguardo illuminante su tutti noi e sulla nostra storia recente, un testo complesso e complicato, amaro e forte allo stesso tempo. Un romanzo che a tratti assume le sembianze di saggio storico/filosofico/sociologico e a tratti risulta essere invece esilarante, doloroso e - soprattutto - rabbioso. 
Finita la lettura, l'ho riletto una seconda volta, subito.

Voto: **** su 5.

venerdì 17 ottobre 2014

Inferno


Fin dall'inizio si è al centro dell'azione, situazione questa che rimane fino all'ultima pagina. Come da tradizione per Dan Brown, il finale non arriva proprio alla fine ma almeno una decina di pagine prima. L'aspetto che mi ha (forse più) deluso è, infatti, proprio la conclusione: la storia termina in modo piuttosto ovvio, che non lascia spazio a chissà quali altri dubbi o sconvolgimenti dell'ultimo minuto. Peccato.
Robert Langdon si sveglia in un letto di ospedale, non sa dove si trova, non sa cosa gli è successo e nemmeno da quanto tempo si trova lì. Ancora sedato assiste alla morte di uno dei due medici che lo stavano assistendo mentre la dottoressa, una giovane ragazza bionda, lo aiuta a scappare. Nella mente ha solo immagini mostruose ma nessun ricordo delle ultime giornate. Scopre di trovarsi a Firenze e trova nella tasca interna della sua classica giacca di tweed un oggetto misterioso che rimanda all"Inferno" di Dante Alighieri. Sa che qualcuno - o più di qualcuno - vuole ucciderlo, ma non ne conosce il motivo. Cos'è successo? Nel cercare di ricostruire gli ultimi giorni, scopre di essere accusato di furto e che l'umanità stessa sembra essere davanti ad una precisa data, segnata su un calendario, come un punto di non ritorno.
Dan Brown si conferma un buon intrattenitore, dalla penna semplice ed efficace, anche se - dal mio punto di vista - eccessivamente descrittiva a discapito, invece, della trama. Gli Italiani - e l'Italia stessa - non ci fanno proprio una splendida figura: inetti, caotici, lasciano tutto al caso e che a risolvere un problema sia sempre qualcun'altro, ma soprattutto non si curano dei propri beni (cosa, peraltro fin troppo dolorosamente veritiera). Tuttavia, forse perché saturo di aspettative, ma rivedere Langdon nei panni di uno sbiadito 007 delude un po'. 

Voto: *** su 5

sabato 11 ottobre 2014

Piccoli limoni gialli


Wow. Finalmente. Un libro ben scritto, coinvolgente ed emozionante, atmosfere piacevoli e suggestive ma con la vita reale, dura e cruda, a fare da protagonista. Cercavo qualcosa di semplice da leggere, poetico ma allo stesso tempo concreto, e l'ho trovato in "Piccoli limoni gialli, della scrittrice svedere Ingemarsson Kajsa. Certo, non è quello che mi sarei aspettata da un best seller, ma è comunque una buona lettura, un romanzo nel complesso orchestrato bene (ma non un capolavoro di narrativa contemporanea).
Agnes, cameriera in un ristorante di lusso a Stoccolma, subisce un'aggressione sessuale da parte del suo datore di lavoro e, dopo averlo respinto, viene licenziata. Tornata a casa vorrebbe solo essere abbracciata e consolata dal suo fidanzato Tobias, un musicista rock ma, invece, viene brutalmente lasciata al telefono. Sembra andarle tutto nel peggiore dei modi possibili, nulla gira nel verso giusto: non riesce a trovare lavoro (il suo ex capo le ha fatto terra bruciata nel settore della ristorazione), il prepensionamento dei genitori, un lutto in famiglia e la migliore amica alcolizzata ma Agnes non vuole darsi per vinta. Superato l'iniziale sconforto cerca di riprendere in mano la propria vita e di lanciarsi in una nuova sfida accettando la proposta di lavoro di un amico: aprire insieme un piccolo ristorante che lasci nel freddo svedese i profumi e i colori del Mediterraneo.
Il libro mi è piaciuto, si legge con facilità e l'ambientazione in un paese nordico è molto suggestiva. Elaborato il contenuto e carina la trama, ma il finale risulta scritto troppo velocemente, lasciando aperte e non risolte molte situazioni raccontate, invece, molto bene precedentemente.

Voto: *** 1/2 su 5

mercoledì 1 ottobre 2014

Noi siamo infinito


Bel libro, leggero quanto basta ma senza mai essere superficiale o banale. Un romanzo "generazionale" ma che è arrivato almeno vent'anni dopo. C'è tutto quello che un adolescente vive (o poteva vivere negli anni Novanta). I Nirvana, il liceo, le droghe leggere, la patente, il Rocky Horror Picture Show, M*A*S*H e anche Morrisey, l'ombelico più sexy del rock, e tutto - rigorosamente - su cassetta. 
Il protagonista è Charlie, il classico ragazzo imbranato e un po' "sfigato", che scrive ad un ipotetico amico il suo primo anno di scuole superiori. Odia la nuova scuola, il suo migliore amico si è tolto la vita il mese precedente ed ora non ha più nessuna compagnia almeno finché non entrano in gioco Sam e Patrick, due fratellastri, che frequentano l'ultimo anno. Comincia così un viaggio che porterà il problematico Charlie alla scoperta di tutto ciò che, da timido sedicenne, non conosce: alcol, sesso, droga e locali. Ma Charlie non è solo questo: è un ragazzo molto sensibile, che scoppia a piangere più del dovuto, che legge molto e che, un giorno, vorrebbe diventare scrittore. Mette chiunque prima di se stesso, è disposto a stare con una ragazza anche se non le piace veramente, si lascia baciare da Patrick per non respingerlo e per cercare di far sentire meglio il suo migliore amico, perché "Accettiamo l'amore che pensiamo di meritare". Vorrebbe cancellare il disagio che prova e dare un senso alla sua vita come tutti i ragazzi della sua età - e non solo quelli - ma non sa da dove iniziare. Con l'aiuto degli amici, della musica e di tutti i libri letti, alla fine, riuscirà a scoprire il segreto che ha custodito a lungo nella propria mente e che lo ha reso una persona così difficile e fragile.
"Noi siamo infinito" è una specie di "Il giovane Holden", ma con qualcosa di diverso, qualcosa in più. Una scrittura semplice ma perfetta, non troppo complessa ma capace di rendere la storia avvincente. Come direbbe il giovane Holden, alla fine vorresti telefonare a Charlie e chiedergli di essere tuo amico.

Voto: *** 1/2 su 5